11-feb-2009

Google Maps, il Prado e la festa del gigapixel

Google Maps, il Prado ed il gigapixelLe mappe e gli itinerari targati Google promettono di rivoluzionare il turismo culturale. Dalle prime settimane del 2009, tramite Google Maps e Google Earth sarà possibile osservare da vicinissimo, praticamente al microscopio, 14 capolavori ospitati dal Museo del Prado di Madrid. Non mappe stradali o percorsi geoweb ma vere e proprie navigazioni all'interno dei dipinti grazie al gigapixel ed al zoom-in digitale. Il cortocircuito geografia/arte ha folgorato per prima Clara Rivera, una dipendente di Google Spagna. La sua visione: catturare e rendere realmente visibili dettagli come le lacrime che scorrono sui visi ne "La discesa dalla Croce" di Van der Weyden o la piccola ape posata su un fiore ne "Le tre Grazie" di Rubens. Dettagli normalmente non disponibili allo sguardo di un occhio umano. Il team spagnolo di Google ha dunque il merito di aver costruito questa collaborazione tra Big G, l'azienda spagnola Madpixel (specialisti nel campo dello scatto e assemblaggio di fotografia ad alta definizione) ed il Museo del Prado. "Un'immagine non sostituisce l'esperienza di un'opera in diretta", avverte il direttore del museo Miguel Zugaza. Ma aggiunge: "Non c'è modo migliore per rendere tributo ai grandi maestri che universalizzare la loro arte e renderla accessibile al maggior numero possibile di persone".


Certo manca la visione di insieme sul quadro, quel quid impalpabile che è il punto di vista umano fisicamente di fronte all'opera. Da sempre gli artisti realizzano le loro opere pensando a quel punto di vista, non certo all'occhio elettronico. Eppure solo grazie al microscopio digitale ci rendiamo conto di dettagli minuti che pure esistono e che solo un occhio attentissimo, avendo a disposizione ore e ore nonchè la migliore mobilità possibile rispetto alla tela, può cogliere. In Google Maps, prova a osservare "Il Giardino delle delizie" di Bosch ad esempio. Una libera navigazione di tipo digitale, oltre a sopperire agli inevitabili vuoti della fruizione "dal vivo", potrebbe dare una spintarella decisiva a quelle persone vagamente interessate all'arte che hanno però poco tempo per viaggiare, documentarsi, esplorare. A tal proposito immagina cosa può significare la digitalizzazione della volta della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo. Certo la visione dal vivo di quell'ambiente è uno spettacolo che toglie il fiato, ma gli affreschi in alto? Chi li ha mai visti da vicino? Il megapixel dunque come succulenta anticipazione: un supporto visivo che può stimolare l'approfondimento, un complemento per godere più consapevolmente dell'arte... a patto, s'intende, di coronare l'esperienza con una visita reale.

Ma il lavoro da svolgere per rendere realtà questo sogno si preannuncia monumentale. Solo per scattare (di notte ovviamente) le 8.200 fotografie ad altissima risoluzione necessarie alla riproduzione dei 14 quadri del Prado ci sono voluti 3 mesi di lavoro. L'idea di fotografare ad altissima risoluzione parte da lontano (ad esempio in Italia con Haltadefinizione della Hal9000 di Novara e Xlimage) ed è legata all'esigenza di verificare in modo scientifico la qualità dei restauri. Grazie agli scatti ad altissima risoluzione ed al loro assemblaggio in un renderer 3d viene composto una sorta di puzzle digitale che consente di rendere fruibile una risoluzione di circa 14.000 megapixel. La fabbrica del gigapixel, l'azienda spagnola Madpixel, ha impiegato poi altri mesi di lavoro per mettere a punto l'assemblaggio e perfezionare ulteriormente il viewer Flash/XML utilizzato in Google Maps.

Madrid ha battuto sul tempo tante altre capitali del mondo offrendo lo sguardo a 14 gigapixel sui suoi tesori. A oggi non è dato sapere se l'apertura di questo scrigno porterà reali vantaggi economici a Google, ma intanto Big G ha cominciato a piazzare la sua bandierina. Non dimentichiamo che il terreno della geolocalizzazione e del geoweb è attualmente uno dei più animati nell'ambito della corsa tecnologica. Speriamo ora che si realizzino le precondizioni per trasformare questa idea in qualcosa di economicamente sostenibile così da far crescere progetti come questo. Sarebbe già una conquista eccezionale vedere online i quasi mille gioielli ospitati dal Prado che custodisce le collezioni di Rubens, Rembrandt, Dürer, Goya, Velàzquez, Raffaello, Tiziano... All'umanità intera non resta dunque che augurare sviluppi futuri a questo pionieristico progetto.

20-ott-2008

Gracenote sa cosa c'è nei tuoi mp3

I creatori di Gracenote per il riconoscimento mp3Hai un file musicale mp3 e ti manca il titolo. Che fai? Già da qualche anno basta far girare l'mp3 oppure il CD nel player ed il componente di Gracenote ti dirà chi è l'artista, il titolo dell'album, il titolo del brano, la copertina dell'album, il compositore e molte altre informazioni, anche quando apparentemente manca qualsiasi appiglio. Gracenote è un componente software ma è anche l'ennesima parabola targata new economy: come passare dall'open source al closed source nel giro di pochi anni. Non appena si comincia a sentire odore di business naturalmente. In questo caso si parla dei 260 milioni di dollari che la Sony ha speso nell'aprile 2008 per rilevare la Gracenote il brand proprietario di quel magico pezzo di software che permette al tuo player mp3 preferito (tipo Winamp o iTunes o iPod) di riconoscere file musicali.

In pratica un client software elabora una chiave identificativa (quasi) totalmente unica per ogni brano mp3 o CD, la confronta con il database e in caso di match restituisce le informazioni del caso. La vera magia di Gracenote risulta evidente soprattutto quando manca qualsiasi informazione e viene usata come chiave identificativa l'impronta del waveform audio: in questo caso lo spettro sonoro del file mp3 viene passato ai raggi X ed avviene un vero e proprio riconoscimento acustico. Il meccanismo è semplice ma geniale. Ben più complesse le dinamiche commerciali e tecnologiche che si accompagnano al sistema.

Ma prima un pò di storia per capire meglio cos'è Gracenote. Quest'anno la company ha celebrato il suo decimo anniversario. Curiosamente, sono gli stessi fondatori di Gracenote ad attribuire ad Andy Hertzfeld (uno dei membri del primissimo design team di Macintosh) la paternità dell'idea di un sistema di riconoscimento automatico della musica. Con una piccola azienda ormai defunta, Andy Hertzfeld sviluppò un macchinario in grado di identificare un album musicale su CD. Ma l'apparecchio non si collegava ad un database in rete.

Sarà il web a far fare il salto di qualità. Entra in scena Ti Kan, uno sviluppatore di applicazioni per CD player, che lancia l'idea di collegare la sua applicazione (Xmcd) con la tecnologia dei metadata su CD e con un servizio web based. Ti Kan rende il suo lavoro open source e aperto sia alle connessioni esterne che ai contributi degli utenti. Dalle sottomissioni via mail automatizzate di Xmcd agli aggiornamenti in tempo reale dei server CDDB (Compact Disc DataBase) progettati da Steve Scherf il passo è breve. Una buona fetta dei dati venivano raccolti anche dai database delle etichette discografiche o di altre entità. Siamo così a dieci anni fa, la pionieristica epoca di CDDB.org, alla vigilia del ciclone Napster. "Dark Side of the Moon" dei Pink Floyd fu il primo album caricato.

L'ultima apparizione del logo CDDB prima di GracenoteNell'arco di poco più di un decennio migliaia di appassionati di musica e di attivisti dell'open-source sparsi per il mondo hanno silenziosamente dato il loro contributo alla causa della catalogazione di tutta la storia della musica. Una bella favola freeware finita nel marzo 2001: CDDB ormai diventato Gracenote taglia tutti gli accessi senza licenza al database. Il cambio di rotta fa nascere uno spin-off: il progetto Freedb, che è intenzionato a rimanere gratis e libero. All'epoca del salto da CDDB.org alla company Gracenote si disse che in realtà il vecchio database era rimasto pubblico. Resta il fatto che Gracenote (l'azienda) è riuscita a monetizzare il lavoro di volontari non pagati accumulando la quantità di dati necessaria per dare propulsione ad un progetto più maturo ed organizzato.

Nel settembre del 2000 compare il marchio GracenoteIn una intervista a Wired, Steve Scherf, uno dei cofondatori di CDDB, offre il suo punto di vista sulla vicenda di Gracenote. Il cambio di rotta avvenne quando si diffuse la notizia che Microsoft stava sviluppando un player basato su un sistema di riconoscimento CD. A detta di Scherf, Microsoft non si preoccupò nemmeno di entrare in contatto con CDDB (troppo opensourceggianti e dilettanteschi?) e commissionò a terze parti lo sviluppo di un sistema di riconoscimento. Questo fatto e le richieste commerciali sempre più pressanti per nuovi sviluppi, deve aver spinto i fondatori alla inevitabile conclusione: farsi pagare per lavorarci (cercando di non snaturare la direzione originaria). Scherf difende la sua scelta anche argomentando che il focus di un lavoro così dedicato non si può avere dalla somma degli sforzi di una community. Certo con Gracenote il sistema identificativo acustico ha fatto un salto di qualità notevole per quanto riguarda l'accuratezza del match ma senza il lavoro dietro CDDB non si sarebbe mai potuto esprimere il potenziale e la pubblica utilità del meccanismo.

Logo SonyDopo l'acquisizione da parte della Sony salta fuori un aspetto ben più importante del gonfiore dei portafogli dei fondatori di CDDB e di Gracenote. Apple iTunes, iPod, Winamp, i player portatili e l'hardware incluso in certi modelli di automobili... sono tutti pezzi di un universo tecnologico e culturale che ruota intorno alla musica digitale (sempre più mp3 scaricati legalmente o meno) e che si appoggia quasi sempre sulle informazioni provenienti da Gracenote. Insomma Gracenote sta alla musica digitale come Google sta al web planetario... ma meno vistosamente. Di fatto oggi una delle quattro major del disco ha le mani sul più grande database musicale del mondo. L’idea di vedere questi dati (che saranno sempre più importanti in futuro) venir fuori da server di proprietà della Sony non promette bene per le concorrenti. E per concorrenti non parliamo certo delle altre major (con le quali ci saranno certamente accordi...) quanto piuttosto delle etichette indipendenti.

Proprio ora che grazie al web si comincia ad intravedere qualcosa di molto interessante per la diffusione della musica indipendente e della libera espressione della creatività attraverso la musica. Le nuove fette di audience giovanile che si aggregano principalmente grazie al web sono germi attivi e vitali che si contrappongono allo strapotere delle major musicali e di quel blocco di corporations che sponsorizzano, controllano e omologano la musica destinata alle grandi masse. In questo Gracenote (insieme a Freedb ovviamente) può ancora svolgere un ruolo edificante e fare qualcosa di buono (e di free) per l'umanità così come all'epoca di CDDB.org. Per dirne una, "The Indie Band Survival Guide", un simpatico blog che fornisce a piccole band amatoriali consigli per la sopravvivenza, spiega come fare a sottomettere a Gracenote informazioni relative alla propria band. Ci sono anche player che dialogano con FreeDB. Se suoni e sei in una band, speriamo che valga la pena conservare il waveform delle tue cose.

Tra i tanti progetti che oggi sta sviluppando Gracenote (controllo tramite comandi vocali, riconoscimento video, ecc ecc) è interessante lo spostamento sempre più interessato verso la ricerca di nuovi sistemi di gestione intelligente del dialogo tra il consumatore e l'informazione disponibile ovvero raccomandazioni musicali e playlist sempre più vicine ai gusti dell'utente. Insomma con Gracenote, l'industria musicale continua a fare di tutto per arrivare in qualche modo a tirare fuori soldi da quei miliardi di mp3 scaricati (legalmente o illegalmente) o rippati dalla gente.

23-apr-2008

Getting Things Done con Gmail

Getting Things Done with GmailPopolo di Gmail udite udite: torna "Getting Things Done with Gmail". Più semplicemente GTDInbox o anche GTDGmail (come l'ha ribattezzata qualcuno). Considerata una delle migliori extension per Firefox di sempre, GTDInbox è giunta alla versione 2.0 e promette di farti dimenticare "Remember the Milk". GTDInbox potrebbe convincerti dell'inutilità di tenere separate le tue email dalle tue ToDo list. Alla base di questo potente organizer per le attività lavorative c'è "Getting Things Done", un metodo che ti aiuta ad organizzare al meglio il tuo tempo in rapporto alla lista delle cose da fare ottimizzando al massimo le priorità utilizzando un approccio semplice, adattabile ed efficace. David Allen ha ideato il sistema e ne ha fatto un best seller planetario tradotto in italiano un paio di anni fa con il titolo "Detto, fatto!" (Sperling & Kupfer). Come scrive Matteo G.P. Flora in un post sul "Getting Things Done" si tratta di un metodo per gestire i flussi di informazioni in ingresso e per smistarli. Per approfondire sul "Getting Things Done" rimando anche al post di ottantaventi e a quello di 43folders. Come tutte le idee che ricordano l'acqua calda perchè semplici ma geniali, il libro di David Allen è diventato un culto negli Stati Uniti. Ricorda l'acqua calda anche perchè scendendo nei dettagli ci si rende conto di quanto i fondamenti del GTD siano estrapolati dalle naturali inclinazioni della nostra mente a contatto con questioni organizzative e con la percezione del tempo. Lo scopo finale è il relax: catalogare bene ti dà la sicurezza di non perdere informazioni o appuntamenti importanti; dare il giusto peso alle scadenze ti aiuta a sgomberare la mente dai mille assilli automaticamente generati dalla frenesie della vita di tutti i giorni. Ma torniamo a Gmail ovvero a "Getting Things Done with Gmail": se è vero che la nostra mente è inconsciamente e naturalmente compatibile con il GTD, non lo sono allo stesso modo gli strumenti che utilizziamo abitualmente per organizzare il nostro lavoro e la nostra agenda. GTDInbox viene in aiuto soprattutto ai sempre più numerosi Googlers utilizzatori di Gmail. Piùttosto che dividere banalmente le informazioni in cartelle, applicando etichette tipo "Next Actions", "Waiting On", "Someday" o "Finished" il sistema di gestione acquisice una dimensione temporale, un'indicazione trasversale rispetto alle categorie che aiuta a diluire la percezione delle scadenze. In realtà, anche senza installare questa estensione di Firefox, possiamo provare a gestire la nostra Gmail secondo GTD: basta concepire, oltre alle etichette di categoria che usiamo abitualmente, un altro gruppo di etichette corrispondenti a vari livelli di "priorità". Il sistema funziona se riusciamo a tenere libera la Inbox. Ma GTDInbox ha dalla sua i fondamentali link che raggruppano le azioni per fasce cronologiche rispetto al momento della prima catalogazione, dandoci un quadro cronologico più preciso: cos'era "next" ieri, l'altro ieri, la settimana scorsa, ecc. Tra l'altro, rispetto alle versioni precedenti dell'addon, è migliorata l'usabilità dei pulsanti e dei popup di controllo che permettono una più intuitiva attività di archiviazione per etichette senza aprire le mail. E poi GTDInbox per Gmail è la soluzione più veloce del West se vuoi mandare a te stesso una mail con un appunto. GTDInbox funziona con Firefox su qualsiasi piattaforma e può lavorare anche con "Better Gmail 2" avendo l'accortenza di disabilitare l'opzione "Folders4Gmail". L'unico neo della GTDGmail è l'esagerato spazio visivo rubato alla Gmail per inserire il dashboard ed il box pubblicitario in basso a sinistra. Certo tutti box che si aprono e chiudono a piacere ma in questo modo cliccando su uno dei report di GTDGmail bisogna scrollare verso il basso per vedere qualcosa. Se proprio non ti interessa Gmail e non rinunceresti mai al tuo Outlook, esistono anche soluzioni GTD per il popolare organizer Microsoft: quella di DIY e Jello Dashboard

26-feb-2008

Il modello Wikipedia e il vandalismo digitale

Larry Page e Sergey BrinScegli un nome a caso tra le tante personalità che ti vengono in mente. Lo spunto irresistibile per tornare ancora sul concetto di reputazione online viene da un interessante post che parla di Sergey Brin, uno dei fondatori di Google (tra l'altro è anche l'ideatore dello stile deliziosamente ingenuo del logo di Google). Più precisamente, il post parla della voce dedicata a Sergey Brin su Wikipedia. Blogoscoped ci ricorda che la voce esiste dal 2002. Parecchio tempo ed una storia travagliata a giudicare dalla cronologia delle modifiche apportate. Quale esempio migliore del nome di Sergey Brin, uno dei protagonisti di questi anni di Google e di web 2.0, per apprezzare la funzione "history" offerta da Wikipedia e spulciare fra tutte le versioni del testo biografico? Si parte da un paio di modestissime righe datate 2002: «Uno dei fondatori di Google, motore di ricerca web». Man mano che ci si avvicina ai giorni nostri si notano una serie di versioni temporaneamente vandalizzate e quindi subito ritirate. Tra queste ci sono frasi tipo: «E' più fortunato o più abile o le due cose insieme?», «E' sexy», «Nel luglio del 2006, Sergey rivela la sua omosessualità e combina un appuntamento con Jimmy Wales» e via così. A volte gli edit vandalici sono più sottili come la frase che descrive l'incontro tra Brin e Larry Page (l'altro co-fondatore di Google): «Sergey ebbe l'incarico di fare da guida a Larry per un tour dell'università» è stata cambiata per qualche tempo in «Sergey ebbe l'incarico di mostrare a Larry la sua camera da letto durante un tour dell'università». Da notare anche il ripetuto tentativo di aggiungere tra gli URL esterni in Wikipedia il sito www.mysergeybrin.com, presunta homepage pesonale di Brin. Certo non tutti gli edit sono puro trolling o spamming. Se si considera la mole di interventi anonimi ad opera di vandali, bisogna altresì notare che le correzioni sull'operato di membri registrati regolarmente sono all'ordine del giorno. Può capitare in Wikipedia che qualcuno inserisca in buona fede frasi ed opinioni troppo soggettive. Sono questi i riflessi più ambigui dell'identità di una persona quando questa sembra una barca lasciata alla deriva nel mare del web 2.0: deliberata lesione della repuazione di un soggetto o semplice soggettività delle opinioni altrui? Cronaca di qualche settimana fa: tre diciassettenni di Genova lanciano in rete un annuncio per possibili incontri sessuali a nome di un inconsapevole compagno di classe. La denuncia per i tre: "Diffamazione a mezzo Web". L'inchiesta della procura genovese, affidata a Lorella Balducci, direttore della Polizia Postale della Liguria, potrebbe coronare la divertente alzata d'ingegno dei tre giovani cyber-bulli con 3 anni di galera. C´è chi ci ride sopra, chi denuncia, chi si chiude in casa e c´è chi reagisce con gesti estremi come la ragazza di Reggio Emilia che ha tentato il suicidio in un caso analogo o lo studente romeno della Magliana, scoperto dal padre con un coltello nello zainetto, con il quale aveva deciso di vendicarsi per le offese subite via You Tube dai compagni di classe. Insomma le conseguenze dello "scherzo" diventano sempre più serie sia per la vittima che per il carnefice: il falso in Internet, come dimostra la magistratura a Genova, diventa perseguibile, alla pari di quello pubblicato sulla carta stampata e in tv. Si tratta di un esempio estremo di cosa significa "autorevolezza delle fonti" e di come questo problema si mescoli non solo con quello della libertà espressiva ma anche con la vita quotidiana delle persone. Cosa fa più danno? Calunniare una persone via web o diffondere un'informazione sbagliata sull'alimentazione dei tirannosauri? Per questo motivo il modello adottato da Wikipedia è uno spunto interessante per notare le evoluzioni (e anche le involuzioni) della democratizzazione del processo editoriale via web 2.0. Nota come Wikipedia definisce Wikipedia:

Wikipedia è un'enciclopedia online, multilingue, a contenuto libero, redatta in modo collaborativo da volontari e sostenuta dalla Wikimedia Foundation, un'organizzazione senza fine di lucro. [...] Wikipedia è costruita sulla convinzione che la collaborazione tra gli utenti possa nel tempo migliorare le voci, più o meno nello stesso spirito con cui viene sviluppato il software libero. [...] Alcuni membri delle comunità hanno descritto il processo di redazione in Wikipedia come un lavoro collaborativo, o un processo evolutivo di darwinismo sociale, ma non tutti la ritengono una descrizione precisa del fenomeno.
Ed ecco il "trucchetto" che facilita il lavoro degli "utenti regolari" (una sorta di redattori senior) mettendoli sempre un passo avanti rispetto al lavoro dei vandali:
Gli utenti regolari spesso mantengono una lista di osservati speciali con le voci di loro interesse, per sapere immediatamente quali hanno subito delle modifiche dall'ultimo accesso e seguire le correzioni apportate giorno per giorno. Ciò consente di impedire il proliferare di false informazioni e spam e di tenersi aggiornati sulle opinioni di chi contribuisce alle voci espresse nelle pagine di discussione.
Certo questo non risolve il problema della neutralità del punto di vista redazionale. Anzi secondo Robert Cailliau, l'informatico belga ideatore del World Wide Web insieme a Tim Berners-Lee, Wikipedia è una enciclopedia che accentra le conoscenze invece di favorirne la fluidità e la disperdersione. D'altro canto Wikipedia potrebbe essere semplicemente un mulinello che si è creato nel magmatico flusso del web di questi anni: se non altro un'occasione per riflettere sul problema dell'autorevolezza delle fonti. Come dice Kevin Kelly, "The Bottom is not enough": il semplice fatto che i contenuti vengano "dal basso", da una moltitudine di individui non è sufficiente. Ma senza cercare di risolvere definitivamente un dibattito che dura da secoli (perlomeno dall'invenzione dell'enciclopedia) e che si protrarrà forse per altrettanto tempo, val la pena notare i piccoli passi. Wikipedia permette di osservare molto da vicino, verrebbe quasi da dire "in diretta", alcune novità nell'evoluzione della conoscenza e dei media: da una parte le nuove tecnologie introducono nuovi problemi (il vandalismo digitale), dall'altra gli anticorpi dell'intelligenza collettiva si mettono in moto per trovare una soluzione. Il web 2.0 dà. Il web 2.0 toglie.

27-dic-2007

Rottenneighbor.com, Federico Calzolari e il problema della reputazione online

RottenneighborRottenneighbor.com è un social network 2.0. Ripensandoci, forse sarebbe meglio considerarlo un anti-social network. "Rotten neighbor", in italiano si può tradurre "vicino carogna". Il concetto alla base di questo sito web ideato da Brant Walker un informatico di San Diego è la raccolta e l'organizzazione di segnalazioni da tutti gli Stati Uniti allo scopo di realizzare il primo database dei vicini molesti. Rottenneighbor.com raccoglie anche commenti in positivo riguardo i vicini. Insomma se stai cercando casa (in USA) potrai raccogliere informazioni facilmente con l'ormai consolidata interfaccia basata sulla geolocalizzazione di Google Maps. Case in rosso = vicini molesti, case in verde = buoni vicini. Hai anche la possibilità consultare i contenuti inserendo nel motore di ricerca una certa parola chiave, magari il tipo di fastidio che proprio non potresti mai sopportare. In certi casi vengono fatti nomi e cognomi. Qualcuno potrebbe vederlo come un gioco, altri come un vero e proprio sistema di schedatura delle persone. Di certo il tema, il contesto "social" del network, il tipo di possibile audience ed il fatto tipicamente web 2.0 che chiunque può commentare, aggiunge a questo gioco una nota potenzialmente stonata. Insomma come la vedi se un giorno, navigando in un social network tipo questo, ti ritrovi in una lista di vicini maleducati? Ciò che può sembrarti sacrosanto, tipo ascoltare musica a volume alto o girare nudo per casa, potrebbe dare fastidio ad altri. Del resto la questione della reputazione online e della privacy sul web è discussa da tempo anche in Italia. Ha fatto scalpore più di un anno fa il caso di una donna italiana che, in Google, appariva associata a dei contenuti non aggiornati che facevano riferimento ad un procedimento penale a suo carico già concluso con l’assoluzione. Il Garante della Privacy italiano ha scritto una lettera al quartier generale di Google in California:

«Le informazioni presenti nei motori di ricerca devono essere aggiornate. Il diritto delle persone ad essere rappresentate su Internet con informazioni esatte deve essere sempre garantito in rete, anche fuori dalle pagine web che per prime pubblicano i dati. In alcuni casi, il rischio è quello di arrecare seri danni agli interessati.»
Curioso il fatto che un'azienda privata venga considerata quasi alla stregua di un ente che fornisce un servizio pubblico. Appena un mese fa ha fatto notizia Federico Calzolari, un brillante (e precario) ricercatore della Scuola Normale di Pisa, il cui nome è balzato al primo posto nello Zeitgest di novembre davanti a "Natale" e a Rino Gaetano. E chi cavolo è questo Federico Calzolari? Esperto di "Grid Computing" (calcolo distribuito) ha sfruttato una "falla" di Google, programmando il lancio a ripetizione di una stessa query per migliaia di volte, facendola partire da ip diversi per 1 minuto al giorno, per i 30 di novembre. Naturalmente Google ha già riparato la falla ma resta il fatto ed anche qualche interrogativo sulla possibilità futura di nuove distrazioni, magari falle informatiche scoperte ed utilizzate per finalità non proprio pulite. Del resto man mano che aumentano le dimensioni del gigante Google, cresce e acquisisce importanza anche la sua ombra. Recentemente ha fatto notizia anche il primo caso ufficiale in Italia di "furto di identità" toccando molto da vicino il tema della reputazione online. La sentenza 46674 della Cassazione, ha confermato la condanna di un uomo che aveva utilizzato un indirizzo email intestandolo in apparenza ad una propria conoscente. Aveva utilizzato quell'indirizzo per nuocere alla donna, che qualche tempo dopo ha iniziato a ricevere telefonate con cui utenti, anch'essi tratti in inganno, le chiedevano incontri sessuali. La Cassazione ha chiamato in causa l'articolo 494 del codice penale che, a proposito della "Sostituzione di persona" recita:
«Chiunque al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici è punito se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.»
La cosa interessante di questa sentenza è che la Corte afferma un principio di lesa fede pubblica ovvero la comunità Internet ha avuto a che fare con una persona diversa da quella dichiarata, ed è dunque stata ingannata. Un pò come lo Zeitgeist (lo spirito dei tempi secondo Google) a novembre è stato frastornato dalle query a nome di Federico Calzolari il quale non ha rubato una identità, ma ha semmai rubato un credito che non gli spettava usurpando la fama e la popolarità di personaggi come Babbo Natale e Rino Gaetano. L'onnipresenza di Google (che ormai viene quasi scambiato per un ente pubblico) e la diffusione su larga scala del commercio elettronico chiamano con urgenza nuove leggi ma soprattutto giustificano sempre più l'elaborazione di una sorta di intelligenza collettiva costituita dall'intreccio delle intelligenze dei membri attivi delle comunità telematiche insieme alle intelligenze delle aziende che lavorano sulla nuova frontiera. In questo scenario, la moneta corrente o, se si preferisce, il valore più importante potrebbe diventare proprio la reputazione online. Si spera che tutto ciò possa avvenire non solo a scopo di lucro da parte di singoli individui o di grosse aziende ma, appunto nell'interesse della fede pubblica e dello stesso sviluppo delle potenzialità del web.

27-nov-2007

Il primo partito politico web based

Senator On-lineL'australiano Senator On-Line (SOL) è il primo partito politico web based. Un'organizzazione che permette a chiunque di votare online su tutti i progetti di legge da sottoporre al Parlamento. I senatori eletti tra le liste di questo partito sono tenuti a votare in accordo con i risultati dei sondaggi sottoposti alla comunità web aggregatasi intorno al sito http://www.senatoronline.org.au. Se l’esperimento dovesse avere successo sarebbe il primo caso di democrazia diretta e direttamente praticata tramite internet. Qualcosa di simile si sta sperimentando anche in Italia: il sito della Lista Partecipata per la Democrazia Diretta persegue l'idea che la sovranità appartiene ed è esercitata direttamente dai cittadini, tramite il web. Il sito dei Democratici Diretti entra in dettagli tecnici molto spinti sul metodo da seguire per il passaggio dal sondaggio web al voto parlamentare e nota come sia il SOL che la LPDD facciano firmare ai candidati un documento che attesta la piena comprensione del mandato e che non viene accettato il cosiddetto “voto di coscienza”. Nel caso il candidato proprio non se la senta di votare in un certo modo, dovrà dimettersi. Insomma questi senatori web based devono essere dei veri e propri software della politica 2.0, terminali di operazioni decise dal basso. Vista così la cosa sembra riduttiva, quasi una banalizzazione della politica ma d'altra parte chissà quanti parlamentari che siedono negli scranni di tutto il mondo non sono altro che terminali di operazioni decise altrove e comunicate dall'alto. Ma quanto c'è di concreto in queste iniziative? L'esistenza di queste organizzazioni diventa del tutto inutile nel caso in cui il consenso aggregato sul web non si trasformi in voti concreti alle elezioni. Un passaggio per nulla scontato. Più interessante è segnalare la volontà che c'è dietro iniziative come queste: con l'aumentare degli accessi al web e con il diminuire del digital divide possiamo senz'altro aspettarci una rete futura più politicizzata ed influente. L'auspicio è che questa rinascita della partecipazione politica si traduca in controllo dal basso dell'operato dei politici. In tutto il mondo la classe dirigente mostra ormai da tempo grande attenzione verso le possibilità offerte da tecnologie recenti quali il voto elettronico oppure i blog. Su Internet News ci sono diversi spunti interessanti sull'argomento, tra questi: il proliferare di blog fake e bufale e la campagna elettorale di Hillary Clinton tra YouTube e siti web. Oggi è raro un politico che non abbia un blog. In Italia i primi contributi importanti alla politica sul web non sono venuti dalla classe politica ma da giornalisti (Marco Travaglio ad esempio) e comici (Beppe Grillo e Daniele Luttazzi tra gli altri). Poi i politici italiani si sono adeguati: ma tra qualche successo e numerosi fallimenti la situazione nostrana appare più off che on line. Intanto in Australia si avvicinano le elezioni federali del 2008: solo dopo si saprà qualcosa di più sullo stato della democrazia online nel mondo.

22-nov-2007

Sono Jay Parkinson, il Dottor 2.0

Jay Parkinson e la medicina 2.0Jay Parkinson è un dottore di Brooklyn (New York). Si può dire che è un dottore che pratica una medicina 2.0 e, come ogni novità dell'effervescente panorama dell'hi-tech, ha già raggiunto la ribalta mediatica negli Usa. La novità sta nel fatto che Parkinson non ha uno studio e le sue visite si svolgono tra il suo blog, la video chat con il suo Apple Powerbook, l'upload di foto di radiografie o di altri orrori clinici sul suo iPhone e, naturalmente, tramite i servizi di instant messaging. Come dice Yahoo! News Parkinson è il dottore che ha portato la medicina da ER ad IM. L'articolo confeziona lo scoop accompagnandolo ad un interessante ed esplicativo video. Da Wired e dal blog Appunti Digitali qualche dettaglio tecnico in più:

Il vero cuore di tutta l’organizzazione lavorativa è Life Record, una tecnologia che si compone di software da installare localmente e alcuni servizi web. Le cartelle cliniche vengono memorizzate e gestite principalmente dal laptop, e possono comprendere ad esempio referti medici, lastre e filmati di ecografie. Tutte le informazioni dei pazienti vengono salvate in un servizio online [...] che previa autenticazione, permette di consultare tutti i quadri clinici dei pazienti via web ovunque, anche tramite iPhone. Il seguente è un video dimostrativo proprio su un iPhone.
Da notare che l'utenza del simpatico Dr.Jay resta ancorata al suo vicinato ed esclude pazienti al di fuori della fascia tra i 18 e i 39 anni. In effetti data la vicinanza Parkinson può promettere anche le ben più rassicuranti e tradizionali visite a domicilio o sul luogo di lavoro dei pazienti. Le sue tariffe sono definite con trasparenza: 500 dollari all'anno (che si abbia o meno l'assicurazione) per far parte del suo network e per poter usufruire di infinite e-visite in qualsiasi momento del normale orario d'ufficio. La quota comprende una prima visita completa (le visite sono sempre a domicilio o sul luogo di lavoro) ed altre due visite addizionali. Ogni visita extra si paga a parte. In una pagina del suo sito mostra anche una comparazione tra i suoi prezzi e quelli che mediamente propongono gli altri medici a New York. Jay Parkinson e la medicina 2.0Il dottore 2.0 dichiara di aver preferito questo approccio per far guadagnare tempo e denaro ai pazienti. Sicuramente risparmia anche lui visto che evita di pagare un affitto e un assistente. Pare che Jay Parkinson abbia risparmiato anche sulla realizzazione del suo sito web (www.jayparkinsonmd.com) facendoselo da solo. Il trentunenne in camice bianco è uscito dall'Università con 300.000 dollari di debito scolastico (e non sono certo i debiti formativi nostrani) e pare stia facendo di tutto per non passare i suoi prossimi 30 anni a pagare tale mutuo. Il dottorino ha anche l'hobby della fotografia come dimostra il suo account su Flickr. Già si parla di contatti per la realizzazione di un reality show ispirato al personaggio. A quando un Parkinson che si aggira per Second Life? Restano tutte da dimostrare le capacità mediche e la professionalità di questo dottore che (volente o nolente) si è presentato alle masse americane come un personaggio: è una specie di Dr. House del Web o un novello ciarlatano che ricorda quei venditori di pozioni miracolose del vecchio Far West americano? Certo per via di Internet siamo in un'epoca di frontiera. Ma se è vero che le innovazioni attuali pongono seri interrogativi sul credito e sulla fiducia da accordare agli individui che si incontrano in rete è anche vero che ogni giorno spunta un'idea interessante. Bisognerebbe cominciare a riflettere anche in Italia sulla possibile conformazione di questi futuri social network dedicati alla medicina che potrebbero trasformare il ruolo dei medici di famiglia. Anzitutto costruzione di reti di specialisti conosciuti, laboratori di analisi o radiografici convenzionati che praticano sconti ed altri aspetti che si aggiungono alle tradizionali competenze mediche. Ci sono poi aspetti da considerare riguardo alla privacy delle comunicazioni online. Il dottor Parkinson ad esempio ha puntato sul totale anonimato delle conversazioni: ogni paziente decide un nome utente a piacere e le questioni di carattere privato sono relegate alla visita faccia a faccia. Insomma le questioni su cui discutere sarebbero tante ma il dottore 2.0 ha sicuramente solleticato una domanda: se la sanità pubblica ti proponesse un servizio simile in Italia non saresti seriamente interessato alla cosa?

5-nov-2007

TwitterWhere: microblogging e geoweb

TwitterWhereTwitterMap e TwitterVision (quando funzionano) ci provano già da un pò a far incontrare la Twittermania con la geolocalizzazione, cioè la possibilità di visualizzare uno specifico contenuto su una mappa. Il primo, molto affascinante grazie alla visualizzazione di nomi e posizioni, ti fornisce solo l'ultimissimo post. Il secondo serve solo a farti girare la testa tanto è dispersivo il concetto. Ora con TwitterWhere hai una reale possibilità di individuare utenti Twitter nella tua città e di seguirli in maniera ordinata e organizzata. Una volta inserito il nome della località e scelto un raggio d'azione per la ricerca, il servizio restituisce un flusso RSS o XML che potrai consultare come preferisci. Così potrai seguire meglio chi microblogga nella tua area. Da notare però che il servizio è stato concepito con un occhio di riguardo per gli utenti Usa (come codici postali solo quelli americani) e il calcolo delle distanze per località europee non è sempre preciso. Si tratta di un aspetto importante da migliorare senz'altro. Certo con questo TwitterWhere si perde l'ancoraggio ad una efficace rappresentazione grafica qual'è la mappa offerta da TwitterMap o TwitterVision, ma almeno così si ha un servizio potenzialmente molto utile e forse seminale per nuove idee. Tra l'altro questo metodo offre il non trascurabile vantaggio di poter filtrare e personalizzare il flusso con appositi servizi dedicati al mondo RSS oppure, seguendo le specifiche XML delle api di Twitter, è possibile riutilizzare i dati estratti. L'autore di questo e di altri servizi simili è Matt King. Come si nota dal suo blog, lo sviluppatore di Portland è tra i più attivi sul versate della geolocalizzazione. Tra i suoi precedenti è interessante anche Unthirsty che permette di visualizzare su una mappa accessi WiFi e ristoranti in Usa. C'è da auspicare che siano sempre più numerose le iniziative tecnologiche tributate a quello che potremmo definire il "GeoWeb" ovvero l'incontro tra la cartografia satellitare e l'interattività dei servizi web 2.0. Perchè se intendiamo il web 2.0 come una fase del mondo e dell'Internet caratterizzata da un significativo aumento del tasso di interattività dei siti allora va da sè che il geoweb non fa altro che ridurre ulteriormente la distanza tra l'utente e la rete in quanto il virtuale si mette al servizio del luogo fisico. Sebbene questo TwitterWhere sia un servizio molto semplice, poco accattivante e da migliorare, ha il merito di porre l'accento sul binomio mappe/microblogging: le mappe di Google ci permettono di abbracciare in un solo sguardo il mondo intero mentre la miniaturizzazione dei blog implica rimpicciolimento dei contenuti e quindi portabilità degli stessi fino a raggiungere supporti potenzialmente onnipresenti nella nostra vita come i cellulari ed i lettori mp3. Questo dualismo grande/piccolo, dall'universale al particolare, dalla collettività all'individuo sarà sicuramente terreno di interessanti sviluppi tecnologici se non addirittura chiave di lettura del web prossimo venturo.

25-ott-2007

Hypertextopia: come si scrive nel web 2.0

La mappa dei frammenti in HypertextopiaL'ipertesto è e sarà sempre il sale del web, che sia 1.0, 2.0 o 3.0. Hypertextopia ti permette di scrivere una storia completa di foto, links e altro. E', fondamentalmente, un word processor online ma con qualcosa in più che lo avvicina ad un software per presentazioni tipo PowerPoint. La svolta web 2.0 è nella gestione online dell'ipertesto: al centro il testo; in una colonna a destra puoi aprire i link applicati al testo senza passare ad un'altra finestra. In questo riquadro ci puoi stipare fotografie, altri testi, links o altro correlati a quel determinato collegamento. In pratica si tratta di una nota a fronte. La colorazione dei link è molto importante perchè ad ogni tipo di contenuto ovvero ad ogni tipo di nota che si aprirà a destra corrisponde un colore diverso che permette una navigazione ordinata e senza troppe sorprese. Da scrittore, puoi customizzare questi colori associandoli ad un tipo di nota che deciderai autonomamente. Puoi ad esempio decidere che i collegamenti verdi saranno delle citazioni, quelli rossi delle descrizioni, quelli blu note illustrate, e via dicendo. Altro aspetto decisivo di questo servizio è la gestione della struttura del testo: ogni testo può diventare una pagina-nodo rappresentato graficamente in un diagramma di flusso e puoi giocare con facilità estrema a spostare e a legare tra loro questi nodi.
HypertextopiaUnico difetto di questo sistema è la difficoltà di individuare i link che tornano alla pagina precedente: sia in lettura che in scrittura,sarebbe bastato diversificarli rappresentandoli con una freccia direzionata nel senso opposto (per capire meglio vedi direttamente il mio test personale). Naturalmente questa è l'esigenza di una mente lineare ancora attaccata ad un certo svolgimento del pensiero e del discorso, cosa che probabilmente esula dalla filosofia post-strutturalista del sito. Ad ogni modo con questo sito puoi creare un ottimo ipertesto in pochi minuti. Insomma qui le idee sono tutto sommato semplici perchè non fanno altro che estremizzare il concetto di link. Non c'è niente che non sia già in Word o in PowerPoint. La cosa importante è che Hypertextopia focalizza ciò che è veramente essenziale nei suddetti, popolarissimi software. E' l'offerta di una rappresentazione grafica di un testo che evita a chi scrive di perdere tempo con le decine di deliziose inutilità offerte da applicazioni simili tipo PowerPoint, a favore di una maggiore concentrazione sulla struttura del discorso. Sicuramente da perfezionare, Hypertextopia (utopia dell'ipertesto perfetto?) si propone come embrione di una vera rivoluzione nel modo di pensare ipertestuale. Intanto, senza guardare troppo lontano, sul piano della pedagogia infantile siti di questo tipo offrono un'alternativa semplice e geniale alla tirannia dell'ingombrante PowerPoint. Sul piano artistico, oltre al comfort nella lettura delle note in linea, Hypertextopia offre un'alternativa alla produzione di testi nudi e crudi, stimolando la creatività di quanti vogliono associare la poesia e la pittura, la prosa e l'illustrazione a fumetti. Buon ipertesto a tutti.

16-ott-2007

Con vi.sualize.us le immagini diventano del.icio.us

Visualizeus Delicious per immaginiTra tanti progetti made in Usa o comunque di area anglosassone ogni tanto possiamo parlare di qualcosa di europeo. Arriva dalla Spagna vi.sualize.us, un servizio di tagging sociale che ti permette di etichettare tutte le immagini che incontri sulla tua strada. Con la pratica Bookmarklet sarà facile il drag and drop dal web all'account personale. La prima cosa che salta all'occhio è l'interfaccia alla del.icio.us (ne riproduce quasi alla lettera la struttura), anche se con un tocco grafico più fresco. Molto importante anche la centralità della logica dei tag in tutta la navigazione. Del resto quelle centinaia di immagini e fotografie che accumuliamo sono mute per i motori di ricerca. Qui ti viene ricordato che titoli, didascalie, commenti e, soprattutto tag permettono di archiviare e incrociare in base alle più disparate esigenze. Vi.sualize.us non differisce molto da qualsiasi altro servizio di photosharing. Ma la grafica piuttosto semplice non aggiunge tempi inutili al caricamento delle immagini (confronta con l'organizer di Flickr...) e c'è il merito (da non sottovalutare) di mettere sempre in primo piano i tag. Un'ulteriore categorizzazione permette di evidenziare le immagini preferite tra tutte quelle taggate e, eventualmente, segnalarle con maggior forza ai propri contatti nel social network. Proprio come in del.icio.us puoi taggare e suggerire a specifici individui. Insomma vi.sualize.us si caratterizza per la velocità e l'immediatezza del suo social network. L'altra faccia della medaglia è che sul tuo account viene conservato solo il link all'immagine e non il file fisico (come in Flickr). Inoltre il tempo che si guadagna grazie alla velocità dell'interfaccia viene sprecato quando, andando a taggare un'immagine, ci viene chiesto di specificare con campi obbligatori più informazioni di quante vorremmo specificare. Forse vi.sualize.us non sarà la prossima killer startup ma in questo caso la cosa veramente interessante da notare è la "garage philosophy" dietro questo progetto sviluppato (e attualmente gestito) da Victor Espigares, un programmatore spagnolo che non manca, simpaticamente, di spiegarci il tutto sul suo blog. Da principio era una semplice estensione di del.icio.us, poco ambiziosa e per uso personale. L'opera di un utente che vuole migliorare la sua esperienza di navigazione. Ed ora (ottobre 2007) ecco la prima versione del progetto che ha richiesto 4 mesi di lavoro rubacchiati qua e là (comprese le notti insonni). Abbiamo già visto come lo spagnolo abbia intelligentemente "rubato" quel miracolo di usabilità che è l'interfaccia di del.icio.us. Il programmatore cita anche le fonti servite da base per il suo codice: Scuttle e Thickbox script. Arriva persino a citare il creatore del font Fertigo usato per il logo. Insomma è interessante notare come le logiche dell'open source e del social network permettano agli utenti e ai programmatori del web 2.0 di confondersi, di scambiarsi ruoli, informazioni e pezzi di codice. Il risultato di queste interazioni non è mai semplicemente la somma delle esperienze individuali ma sempre e comunque un'intelligenza collettiva che pulsa. Grazie a Maestro Alberto per avermi fatto conoscere questo servizio.

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