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31 ago 2012
Strumenti per la content curation
50+ list of Content Curation Tools. http://www.seosandwitch.com/2012/06/content-curation.html
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20 feb 2012
L'esercito americano su Pinterest
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28 gen 2010
iPad mangia Kindle?
Il tanto atteso iPad, il tablet pc della Apple, ha fatto la sua apparizione al Keynote. E' ora di assaggiare le caratteristiche del nuovo gioiellino presentato da Steve Jobs. Guarda subito una demo ufficiale della Apple per capire di che si tratta.
Il video è visibile anche sul sito ufficiale.
Al recente evento tenutosi a San Francisco la Apple ha anche annunciato che la versione base dell'iPad costerà $499. Niente male davvero visto quanto è necessario sborsare per accaparrarsi altri prodotti Apple. Già si sente il Kindle di Amazon tremare visto che l'iPad può fare molto ma molto di più del più famoso e-book reader sul mercato. L'iPad si presenta superiore non solo per quanto riguarda l'esperienza web ma anche facendo leva sulla potentissima arma del già rodato App Store. Si chiama iBooks la prima app targata Apple che costituisce un gigantesco scaffale di libri digitali. Si può anche comprare libri in formato ePub grazie all'iBookstore integrato nell'applicazione. Insomma grazie al nuovo tablet pc di Cupertino, internet sta per rivoluzionare anche il mercato del libro (almeno quello a stelle e strisce) proprio come l'esperienza di iTunes ha già fatto con la musica.
Ma sarà davvero la fine degli altri ebook reader che proprio in questi mesi si stanno affermando in USA? Sembra proprio di no visto che l'iPad, a ben vedere, non è altro che una versione più grande e sofisticata dei vari iPod Touch e iPhone. Visto che non integra la tecnologia dell'E-Ink, a rigore di definizione l'iPad è un tablet pc, non un ebook reader vero e proprio. I fattori che potrebbero far esplodere le vendite di questo prodotto sono il prezzo interessante ed il fatto che è un prodotto Apple. Certo per essere un display retroilluminato quello dell'iPad è davvero un gioiello in fatto di regolazione della luminosità, ma questo iPhone gigante sarà davvero il device giusto per leggere un libro per diverse ore ed in qualsiasi ambiente? Probabilmente l'iPad si affermerà ugualmente sul mercato anche come ebook reader grazie al prezzo interessante, all'appeal del prodotto cool e alla versatilità tipica di tutti i mini computer. La Apple fa la sua prima mossa per attaccare il mercato del libro elettronico. A questo punto sarà interessante confrontare le sorti di iPad e Kindle: staremo a vedere se alla gente interessa davvero leggere libri o altro...
11 feb 2009
Google Maps, il Prado e la festa del gigapixel
Le mappe e gli itinerari targati Google promettono di rivoluzionare il turismo culturale. Tramite Google Maps e Google Earth è possibile osservare da vicinissimo, praticamente al microscopio, 14 capolavori ospitati dal Museo del Prado di Madrid. Non mappe stradali o percorsi geoweb ma vere e proprie navigazioni all'interno dei dipinti grazie al gigapixel ed al zoom-in digitale.
Il cortocircuito geografia/arte ha folgorato per prima Clara Rivera, una dipendente di Google Spagna. La sua visione: catturare e rendere realmente visibili dettagli come le lacrime che scorrono sui visi ne "La discesa dalla Croce" di Van der Weyden o la piccola ape posata su un fiore ne "Le tre Grazie" di Rubens. Dettagli normalmente non disponibili allo sguardo di un occhio umano. Il team spagnolo di Google ha dunque il merito di aver costruito questa collaborazione tra Big G, l'azienda spagnola Madpixel (specialisti nel campo dello scatto e assemblaggio di fotografia ad alta definizione) ed il Museo del Prado. "Un'immagine non sostituisce l'esperienza di un'opera in diretta", avverte il direttore del museo Miguel Zugaza. Ma aggiunge: "Non c'è modo migliore per rendere tributo ai grandi maestri che universalizzare la loro arte e renderla accessibile al maggior numero possibile di persone".
Certo manca la visione di insieme sul quadro, quel quid impalpabile che è il punto di vista umano fisicamente di fronte all'opera. Da sempre gli artisti realizzano le loro opere pensando a quel punto di vista, non certo all'occhio elettronico. Eppure solo grazie al microscopio digitale ci rendiamo conto di dettagli minuti che pure esistono e che solo un occhio attentissimo, avendo a disposizione ore e ore nonchè la migliore mobilità possibile rispetto alla tela, può cogliere. In Google Maps, prova a osservare "Il Giardino delle delizie" di Bosch ad esempio. Una libera navigazione di tipo digitale, oltre a sopperire agli inevitabili vuoti della fruizione "dal vivo", potrebbe dare una spintarella decisiva a quelle persone vagamente interessate all'arte che hanno però poco tempo per viaggiare, documentarsi, esplorare. A tal proposito immagina cosa può significare la digitalizzazione della volta della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo. Certo la visione dal vivo di quell'ambiente è uno spettacolo che toglie il fiato, ma gli affreschi in alto? Chi li ha mai visti da vicino? Il megapixel dunque come succulenta anticipazione: un supporto visivo che può stimolare l'approfondimento, un complemento per godere più consapevolmente dell'arte... a patto, s'intende, di coronare l'esperienza con una visita reale.
Ma il lavoro da svolgere per rendere realtà questo sogno si preannuncia monumentale. Solo per scattare (di notte ovviamente) le 8.200 fotografie ad altissima risoluzione necessarie alla riproduzione dei 14 quadri del Prado ci sono voluti 3 mesi di lavoro. L'idea di fotografare ad altissima risoluzione parte da lontano (ad esempio in Italia con Haltadefinizione della Hal9000 di Novara e Xlimage) ed è legata all'esigenza di verificare in modo scientifico la qualità dei restauri. Grazie agli scatti ad altissima risoluzione ed al loro assemblaggio in un renderer 3d viene composto una sorta di puzzle digitale che consente di rendere fruibile una risoluzione di circa 14.000 megapixel. La fabbrica del gigapixel, l'azienda spagnola Madpixel, ha impiegato poi altri mesi di lavoro per mettere a punto l'assemblaggio e perfezionare ulteriormente il viewer Flash/XML utilizzato in Google Maps.
Madrid ha battuto sul tempo tante altre capitali del mondo offrendo lo sguardo a 14 gigapixel sui suoi tesori. A oggi non è dato sapere se l'apertura di questo scrigno porterà reali vantaggi economici a Google, ma intanto Big G ha cominciato a piazzare la sua bandierina. Non dimentichiamo che il terreno della geolocalizzazione e del geoweb è attualmente uno dei più animati nell'ambito della corsa tecnologica. Speriamo ora che si realizzino le precondizioni per trasformare questa idea in qualcosa di economicamente sostenibile così da far crescere progetti come questo. Sarebbe già una conquista eccezionale vedere online i quasi mille gioielli ospitati dal Prado che custodisce le collezioni di Rubens, Rembrandt, Dürer, Goya, Velàzquez, Raffaello, Tiziano... All'umanità intera non resta dunque che augurare sviluppi futuri a questo pionieristico progetto.
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20 ott 2008
Gracenote sa cosa c'è nei tuoi mp3
Hai un file musicale mp3 e ti manca il titolo. Che fai? Già da qualche anno basta far girare l'mp3 oppure il CD nel player ed il componente di Gracenote ti dirà chi è l'artista, il titolo dell'album, il titolo del brano, la copertina dell'album, il compositore e molte altre informazioni, anche quando apparentemente manca qualsiasi appiglio.
Gracenote è un componente software ma è anche l'ennesima parabola targata new economy: come passare dall'open source al closed source nel giro di pochi anni. Non appena si comincia a sentire odore di business naturalmente. In questo caso si parla dei 260 milioni di dollari che la Sony ha speso nell'aprile 2008 per rilevare la Gracenote il brand proprietario di quel magico pezzo di software che permette al tuo player mp3 preferito (tipo Winamp o iTunes o iPod) di riconoscere file musicali.
In pratica un client software elabora una chiave identificativa (quasi) totalmente unica per ogni brano mp3 o CD, la confronta con il database e in caso di match restituisce le informazioni del caso. La vera magia di Gracenote risulta evidente soprattutto quando manca qualsiasi informazione e viene usata come chiave identificativa l'impronta del waveform audio: in questo caso lo spettro sonoro del file mp3 viene passato ai raggi X ed avviene un vero e proprio riconoscimento acustico. Il meccanismo è semplice ma geniale. Ben più complesse le dinamiche commerciali e tecnologiche che si accompagnano al sistema.
Ma prima un pò di storia per capire meglio cos'è Gracenote. Quest'anno la company ha celebrato il suo decimo anniversario. Curiosamente, sono gli stessi fondatori di Gracenote ad attribuire ad Andy Hertzfeld (uno dei membri del primissimo design team di Macintosh) la paternità dell'idea di un sistema di riconoscimento automatico della musica. Con una piccola azienda ormai defunta, Andy Hertzfeld sviluppò un macchinario in grado di identificare un album musicale su CD. Ma l'apparecchio non si collegava ad un database in rete.
Sarà il web a far fare il salto di qualità. Entra in scena Ti Kan, uno sviluppatore di applicazioni per CD player, che lancia l'idea di collegare la sua applicazione (Xmcd) con la tecnologia dei metadata su CD e con un servizio web based. Ti Kan rende il suo lavoro open source e aperto sia alle connessioni esterne che ai contributi degli utenti. Dalle sottomissioni via mail automatizzate di Xmcd agli aggiornamenti in tempo reale dei server CDDB (Compact Disc DataBase) progettati da Steve Scherf il passo è breve. Una buona fetta dei dati venivano raccolti anche dai database delle etichette discografiche o di altre entità. Siamo così a dieci anni fa, la pionieristica epoca di CDDB.org, alla vigilia del ciclone Napster. "Dark Side of the Moon" dei Pink Floyd fu il primo album caricato.
Nell'arco di poco più di un decennio migliaia di appassionati di musica e di attivisti dell'open-source sparsi per il mondo hanno silenziosamente dato il loro contributo alla causa della catalogazione di tutta la storia della musica. Una bella favola freeware finita nel marzo 2001: CDDB ormai diventato Gracenote taglia tutti gli accessi senza licenza al database. Il cambio di rotta fa nascere uno spin-off: il progetto Freedb, che è intenzionato a rimanere gratis e libero. All'epoca del salto da CDDB.org alla company Gracenote si disse che in realtà il vecchio database era rimasto pubblico. Resta il fatto che Gracenote (l'azienda) è riuscita a monetizzare il lavoro di volontari non pagati accumulando la quantità di dati necessaria per dare propulsione ad un progetto più maturo ed organizzato.
In una intervista a Wired, Steve Scherf, uno dei cofondatori di CDDB, offre il suo punto di vista sulla vicenda di Gracenote. Il cambio di rotta avvenne quando si diffuse la notizia che Microsoft stava sviluppando un player basato su un sistema di riconoscimento CD. A detta di Scherf, Microsoft non si preoccupò nemmeno di entrare in contatto con CDDB (troppo opensourceggianti e dilettanteschi?) e commissionò a terze parti lo sviluppo di un sistema di riconoscimento. Questo fatto e le richieste commerciali sempre più pressanti per nuovi sviluppi, deve aver spinto i fondatori alla inevitabile conclusione: farsi pagare per lavorarci (cercando di non snaturare la direzione originaria). Scherf difende la sua scelta anche argomentando che il focus di un lavoro così dedicato non si può avere dalla somma degli sforzi di una community. Certo con Gracenote il sistema identificativo acustico ha fatto un salto di qualità notevole per quanto riguarda l'accuratezza del match ma senza il lavoro dietro CDDB non si sarebbe mai potuto esprimere il potenziale e la pubblica utilità del meccanismo.
Dopo l'acquisizione da parte della Sony salta fuori un aspetto ben più importante del gonfiore dei portafogli dei fondatori di CDDB e di Gracenote. Apple iTunes, iPod, Winamp, i player portatili e l'hardware incluso in certi modelli di automobili... sono tutti pezzi di un universo tecnologico e culturale che ruota intorno alla musica digitale (sempre più mp3 scaricati legalmente o meno) e che si appoggia quasi sempre sulle informazioni provenienti da Gracenote. Insomma Gracenote sta alla musica digitale come Google sta al web planetario... ma meno vistosamente. Di fatto oggi una delle quattro major del disco ha le mani sul più grande database musicale del mondo. L’idea di vedere questi dati (che saranno sempre più importanti in futuro) venir fuori da server di proprietà della Sony non promette bene per le concorrenti. E per concorrenti non parliamo certo delle altre major (con le quali ci saranno certamente accordi...) quanto piuttosto delle etichette indipendenti.
Proprio ora che grazie al web si comincia ad intravedere qualcosa di molto interessante per la diffusione della musica indipendente e della libera espressione della creatività attraverso la musica. Le nuove fette di audience giovanile che si aggregano principalmente grazie al web sono germi attivi e vitali che si contrappongono allo strapotere delle major musicali e di quel blocco di corporations che sponsorizzano, controllano e omologano la musica destinata alle grandi masse. In questo Gracenote (insieme a Freedb ovviamente) può ancora svolgere un ruolo edificante e fare qualcosa di buono (e di free) per l'umanità così come all'epoca di CDDB.org. Per dirne una, "The Indie Band Survival Guide", un simpatico blog che fornisce a piccole band amatoriali consigli per la sopravvivenza, spiega come fare a sottomettere a Gracenote informazioni relative alla propria band. Ci sono anche player che dialogano con FreeDB. Se suoni e sei in una band, speriamo che valga la pena conservare il waveform delle tue cose.
Tra i tanti progetti che oggi sta sviluppando Gracenote (controllo tramite comandi vocali, riconoscimento video, ecc ecc) è interessante lo spostamento sempre più interessato verso la ricerca di nuovi sistemi di gestione intelligente del dialogo tra il consumatore e l'informazione disponibile ovvero raccomandazioni musicali e playlist sempre più vicine ai gusti dell'utente. Insomma con Gracenote, l'industria musicale continua a fare di tutto per arrivare in qualche modo a tirare fuori soldi da quei miliardi di mp3 scaricati (legalmente o illegalmente) o rippati dalla gente.
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23 apr 2008
Getting Things Done con Gmail
Popolo di Gmail udite udite: torna "Getting Things Done with Gmail". Più semplicemente GTDInbox o anche GTDGmail (come l'ha ribattezzata qualcuno). Considerata una delle migliori extension per Firefox di sempre, GTDInbox è giunta alla versione 2.0 e promette di farti dimenticare "Remember the Milk". GTDInbox potrebbe convincerti dell'inutilità di tenere separate le tue email dalle tue ToDo list. Alla base di questo potente organizer per le attività lavorative c'è "Getting Things Done", un metodo che ti aiuta ad organizzare al meglio il tuo tempo in rapporto alla lista delle cose da fare ottimizzando al massimo le priorità utilizzando un approccio semplice, adattabile ed efficace. David Allen ha ideato il sistema e ne ha fatto un best seller planetario tradotto in italiano un paio di anni fa con il titolo "Detto, fatto!" (Sperling & Kupfer).
Come scrive Matteo G.P. Flora in un post sul "Getting Things Done" si tratta di un metodo per gestire i flussi di informazioni in ingresso e per smistarli. Per approfondire sul "Getting Things Done" rimando anche al post di ottantaventi e a quello di 43folders.
Come tutte le idee che ricordano l'acqua calda perchè semplici ma geniali, il libro di David Allen è diventato un culto negli Stati Uniti. Ricorda l'acqua calda anche perchè scendendo nei dettagli ci si rende conto di quanto i fondamenti del GTD siano estrapolati dalle naturali inclinazioni della nostra mente a contatto con questioni organizzative e con la percezione del tempo. Lo scopo finale è il relax: catalogare bene ti dà la sicurezza di non perdere informazioni o appuntamenti importanti; dare il giusto peso alle scadenze ti aiuta a sgomberare la mente dai mille assilli automaticamente generati dalla frenesie della vita di tutti i giorni.
Ma torniamo a Gmail ovvero a "Getting Things Done with Gmail": se è vero che la nostra mente è inconsciamente e naturalmente compatibile con il GTD, non lo sono allo stesso modo gli strumenti che utilizziamo abitualmente per organizzare il nostro lavoro e la nostra agenda. GTDInbox viene in aiuto soprattutto ai sempre più numerosi Googlers utilizzatori di Gmail.
Piùttosto che dividere banalmente le informazioni in cartelle, applicando etichette tipo "Next Actions", "Waiting On", "Someday" o "Finished" il sistema di gestione acquisice una dimensione temporale, un'indicazione trasversale rispetto alle categorie che aiuta a diluire la percezione delle scadenze. In realtà, anche senza installare questa estensione di Firefox, possiamo provare a gestire la nostra Gmail secondo GTD: basta concepire, oltre alle etichette di categoria che usiamo abitualmente, un altro gruppo di etichette corrispondenti a vari livelli di "priorità". Il sistema funziona se riusciamo a tenere libera la Inbox. Ma GTDInbox ha dalla sua i fondamentali link che raggruppano le azioni per fasce cronologiche rispetto al momento della prima catalogazione, dandoci un quadro cronologico più preciso: cos'era "next" ieri, l'altro ieri, la settimana scorsa, ecc. Tra l'altro, rispetto alle versioni precedenti dell'addon, è migliorata l'usabilità dei pulsanti e dei popup di controllo che permettono una più intuitiva attività di archiviazione per etichette senza aprire le mail. E poi GTDInbox per Gmail è la soluzione più veloce del West se vuoi mandare a te stesso una mail con un appunto. GTDInbox funziona con Firefox su qualsiasi piattaforma e può lavorare anche con "Better Gmail 2" avendo l'accortenza di disabilitare l'opzione "Folders4Gmail".
L'unico neo della GTDGmail è l'esagerato spazio visivo rubato alla Gmail per inserire il dashboard ed il box pubblicitario in basso a sinistra. Certo tutti box che si aprono e chiudono a piacere ma in questo modo cliccando su uno dei report di GTDGmail bisogna scrollare verso il basso per vedere qualcosa. Se proprio non ti interessa Gmail e non rinunceresti mai al tuo Outlook, esistono anche soluzioni GTD per il popolare organizer Microsoft: quella di DIY e Jello Dashboard
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26 feb 2008
Il modello Wikipedia e il vandalismo digitale
Scegli un nome a caso tra le tante personalità che ti vengono in mente. Lo spunto irresistibile per tornare ancora sul concetto di reputazione online viene da un interessante post che parla di Sergey Brin, uno dei fondatori di Google (tra l'altro è anche l'ideatore dello stile deliziosamente ingenuo del logo di Google). Più precisamente, il post parla della voce dedicata a Sergey Brin su Wikipedia.
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27 dic 2007
Rottenneighbor.com, Federico Calzolari e il problema della reputazione online
Rottenneighbor.com è un social network 2.0. Ripensandoci, forse sarebbe meglio considerarlo un anti-social network. "Rotten neighbor", in italiano si può tradurre "vicino carogna". Il concetto alla base di questo sito web ideato da Brant Walker un informatico di San Diego è la raccolta e l'organizzazione di segnalazioni da tutti gli Stati Uniti allo scopo di realizzare il primo database dei vicini molesti.
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27 nov 2007
Il primo partito politico web based
L'australiano Senator On-Line (SOL) è il primo partito politico web based. Un'organizzazione che permette a chiunque di votare online su tutti i progetti di legge da sottoporre al Parlamento. I senatori eletti tra le liste di questo partito sono tenuti a votare in accordo con i risultati dei sondaggi sottoposti alla comunità web aggregatasi intorno al sito http://www.senatoronline.org.au. Se l’esperimento dovesse avere successo sarebbe il primo caso di democrazia diretta e direttamente praticata tramite internet.
Qualcosa di simile si sta sperimentando anche in Italia: il sito della Lista Partecipata per la Democrazia Diretta persegue l'idea che la sovranità appartiene ed è esercitata direttamente dai cittadini, tramite il web. Il sito dei Democratici Diretti entra in dettagli tecnici molto spinti sul metodo da seguire per il passaggio dal sondaggio web al voto parlamentare e nota come sia il SOL che la LPDD facciano firmare ai candidati un documento che attesta la piena comprensione del mandato e che non viene accettato il cosiddetto “voto di coscienza”. Nel caso il candidato proprio non se la senta di votare in un certo modo, dovrà dimettersi. Insomma questi senatori web based devono essere dei veri e propri software della politica 2.0, terminali di operazioni decise dal basso. Vista così la cosa sembra riduttiva, quasi una banalizzazione della politica ma d'altra parte chissà quanti parlamentari che siedono negli scranni di tutto il mondo non sono altro che terminali di operazioni decise altrove e comunicate dall'alto.
Ma quanto c'è di concreto in queste iniziative? L'esistenza di queste organizzazioni diventa del tutto inutile nel caso in cui il consenso aggregato sul web non si trasformi in voti concreti alle elezioni. Un passaggio per nulla scontato. Più interessante è segnalare la volontà che c'è dietro iniziative come queste: con l'aumentare degli accessi al web e con il diminuire del digital divide possiamo senz'altro aspettarci una rete futura più politicizzata ed influente. L'auspicio è che questa rinascita della partecipazione politica si traduca in controllo dal basso dell'operato dei politici. In tutto il mondo la classe dirigente mostra ormai da tempo grande attenzione verso le possibilità offerte da tecnologie recenti quali il voto elettronico oppure i blog. Su Internet News ci sono diversi spunti interessanti sull'argomento, tra questi: il proliferare di blog fake e bufale e la campagna elettorale di Hillary Clinton tra YouTube e siti web.
Oggi è raro un politico che non abbia un blog. In Italia i primi contributi importanti alla politica sul web non sono venuti dalla classe politica ma da giornalisti (Marco Travaglio ad esempio) e comici (Beppe Grillo e Daniele Luttazzi tra gli altri). Poi i politici italiani si sono adeguati: ma tra qualche successo e numerosi fallimenti la situazione nostrana appare più off che on line.
Intanto in Australia si avvicinano le elezioni federali del 2008: solo dopo si saprà qualcosa di più sullo stato della democrazia online nel mondo.
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22 nov 2007
Sono Jay Parkinson, il Dottor 2.0
Jay Parkinson è un dottore di Brooklyn (New York). Si può dire che è un dottore che pratica una medicina 2.0 e, come ogni novità dell'effervescente panorama dell'hi-tech, ha già raggiunto la ribalta mediatica negli Usa. La novità sta nel fatto che Parkinson non ha uno studio e le sue visite si svolgono tra il suo blog, la video chat con il suo Apple Powerbook, l'upload di foto di radiografie o di altri orrori clinici sul suo iPhone e, naturalmente, tramite i servizi di instant messaging. Come dice Yahoo! News Parkinson è il dottore che ha portato la medicina da ER ad IM.
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5 nov 2007
TwitterWhere: microblogging e geoweb
TwitterMap e TwitterVision (quando funzionano) ci provano già da un pò a far incontrare la Twittermania con la geolocalizzazione, cioè la possibilità di visualizzare uno specifico contenuto su una mappa. Il primo, molto affascinante grazie alla visualizzazione di nomi e posizioni, ti fornisce solo l'ultimissimo post. Il secondo serve solo a farti girare la testa tanto è dispersivo il concetto. Ora con TwitterWhere hai una reale possibilità di individuare utenti Twitter nella tua città e di seguirli in maniera ordinata e organizzata.
Una volta inserito il nome della località e scelto un raggio d'azione per la ricerca, il servizio restituisce un flusso RSS o XML che potrai consultare come preferisci. Così potrai seguire meglio chi microblogga nella tua area. Da notare però che il servizio è stato concepito con un occhio di riguardo per gli utenti Usa (come codici postali solo quelli americani) e il calcolo delle distanze per località europee non è sempre preciso. Si tratta di un aspetto importante da migliorare senz'altro. Certo con questo TwitterWhere si perde l'ancoraggio ad una efficace rappresentazione grafica qual'è la mappa offerta da TwitterMap o TwitterVision, ma almeno così si ha un servizio potenzialmente molto utile e forse seminale per nuove idee. Tra l'altro questo metodo offre il non trascurabile vantaggio di poter filtrare e personalizzare il flusso con appositi servizi dedicati al mondo RSS oppure, seguendo le specifiche XML delle api di Twitter, è possibile riutilizzare i dati estratti.
L'autore di questo e di altri servizi simili è Matt King. Come si nota dal suo blog, lo sviluppatore di Portland è tra i più attivi sul versate della geolocalizzazione. Tra i suoi precedenti è interessante anche Unthirsty che permette di visualizzare su una mappa accessi WiFi e ristoranti in Usa.
C'è da auspicare che siano sempre più numerose le iniziative tecnologiche tributate a quello che potremmo definire il "GeoWeb" ovvero l'incontro tra la cartografia satellitare e l'interattività dei servizi web 2.0. Perchè se intendiamo il web 2.0 come una fase del mondo e dell'Internet caratterizzata da un significativo aumento del tasso di interattività dei siti allora va da sè che il geoweb non fa altro che ridurre ulteriormente la distanza tra l'utente e la rete in quanto il virtuale si mette al servizio del luogo fisico. Sebbene questo TwitterWhere sia un servizio molto semplice, poco accattivante e da migliorare, ha il merito di porre l'accento sul binomio mappe/microblogging: le mappe di Google ci permettono di abbracciare in un solo sguardo il mondo intero mentre la miniaturizzazione dei blog implica rimpicciolimento dei contenuti e quindi portabilità degli stessi fino a raggiungere supporti potenzialmente onnipresenti nella nostra vita come i cellulari ed i lettori mp3. Questo dualismo grande/piccolo, dall'universale al particolare, dalla collettività all'individuo sarà sicuramente terreno di interessanti sviluppi tecnologici se non addirittura chiave di lettura del web prossimo venturo.
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25 ott 2007
Hypertextopia: come si scrive nel web 2.0
L'ipertesto è e sarà sempre il sale del web, che sia 1.0, 2.0 o 3.0. Hypertextopia ti permette di scrivere una storia completa di foto, links e altro. E', fondamentalmente, un word processor online ma con qualcosa in più che lo avvicina ad un software per presentazioni tipo PowerPoint.
La svolta web 2.0 è nella gestione online dell'ipertesto: al centro il testo; in una colonna a destra puoi aprire i link applicati al testo senza passare ad un'altra finestra. In questo riquadro ci puoi stipare fotografie, altri testi, links o altro correlati a quel determinato collegamento. In pratica si tratta di una nota a fronte. La colorazione dei link è molto importante perchè ad ogni tipo di contenuto ovvero ad ogni tipo di nota che si aprirà a destra corrisponde un colore diverso che permette una navigazione ordinata e senza troppe sorprese. Da scrittore, puoi customizzare questi colori associandoli ad un tipo di nota che deciderai autonomamente. Puoi ad esempio decidere che i collegamenti verdi saranno delle citazioni, quelli rossi delle descrizioni, quelli blu note illustrate, e via dicendo.
Altro aspetto decisivo di questo servizio è la gestione della struttura del testo: ogni testo può diventare una pagina-nodo rappresentato graficamente in un diagramma di flusso e puoi giocare con facilità estrema a spostare e a legare tra loro questi nodi.
Unico difetto di questo sistema è la difficoltà di individuare i link che tornano alla pagina precedente: sia in lettura che in scrittura,sarebbe bastato diversificarli rappresentandoli con una freccia direzionata nel senso opposto (per capire meglio vedi direttamente il mio test personale). Naturalmente questa è l'esigenza di una mente lineare ancora attaccata ad un certo svolgimento del pensiero e del discorso, cosa che probabilmente esula dalla filosofia post-strutturalista del sito. Ad ogni modo con questo sito puoi creare un ottimo ipertesto in pochi minuti. Insomma qui le idee sono tutto sommato semplici perchè non fanno altro che estremizzare il concetto di link. Non c'è niente che non sia già in Word o in PowerPoint. La cosa importante è che Hypertextopia focalizza ciò che è veramente essenziale nei suddetti, popolarissimi software. E' l'offerta di una rappresentazione grafica di un testo che evita a chi scrive di perdere tempo con le decine di deliziose inutilità offerte da applicazioni simili tipo PowerPoint, a favore di una maggiore concentrazione sulla struttura del discorso. Sicuramente da perfezionare, Hypertextopia (utopia dell'ipertesto perfetto?) si propone come embrione di una vera rivoluzione nel modo di pensare ipertestuale. Intanto, senza guardare troppo lontano, sul piano della pedagogia infantile siti di questo tipo offrono un'alternativa semplice e geniale alla tirannia dell'ingombrante PowerPoint. Sul piano artistico, oltre al comfort nella lettura delle note in linea, Hypertextopia offre un'alternativa alla produzione di testi nudi e crudi, stimolando la creatività di quanti vogliono associare la poesia e la pittura, la prosa e l'illustrazione a fumetti. Buon ipertesto a tutti.
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16 ott 2007
Con vi.sualize.us le immagini diventano del.icio.us
Tra tanti progetti made in Usa o comunque di area anglosassone ogni tanto possiamo parlare di qualcosa di europeo. Arriva dalla Spagna vi.sualize.us, un servizio di tagging sociale che ti permette di etichettare tutte le immagini che incontri sulla tua strada. Con la pratica Bookmarklet sarà facile il drag and drop dal web all'account personale.
La prima cosa che salta all'occhio è l'interfaccia alla del.icio.us (ne riproduce quasi alla lettera la struttura), anche se con un tocco grafico più fresco. Molto importante anche la centralità della logica dei tag in tutta la navigazione. Del resto quelle centinaia di immagini e fotografie che accumuliamo sono mute per i motori di ricerca. Qui ti viene ricordato che titoli, didascalie, commenti e, soprattutto tag permettono di archiviare e incrociare in base alle più disparate esigenze. Vi.sualize.us non differisce molto da qualsiasi altro servizio di photosharing. Ma la grafica piuttosto semplice non aggiunge tempi inutili al caricamento delle immagini (confronta con l'organizer di Flickr...) e c'è il merito (da non sottovalutare) di mettere sempre in primo piano i tag. Un'ulteriore categorizzazione permette di evidenziare le immagini preferite tra tutte quelle taggate e, eventualmente, segnalarle con maggior forza ai propri contatti nel social network. Proprio come in del.icio.us puoi taggare e suggerire a specifici individui. Insomma vi.sualize.us si caratterizza per la velocità e l'immediatezza del suo social network. L'altra faccia della medaglia è che sul tuo account viene conservato solo il link all'immagine e non il file fisico (come in Flickr). Inoltre il tempo che si guadagna grazie alla velocità dell'interfaccia viene sprecato quando, andando a taggare un'immagine, ci viene chiesto di specificare con campi obbligatori più informazioni di quante vorremmo specificare. Forse vi.sualize.us non sarà la prossima killer startup ma in questo caso la cosa veramente interessante da notare è la "garage philosophy" dietro questo progetto sviluppato (e attualmente gestito) da Victor Espigares, un programmatore spagnolo che non manca, simpaticamente, di spiegarci il tutto sul suo blog. Da principio era una semplice estensione di del.icio.us, poco ambiziosa e per uso personale. L'opera di un utente che vuole migliorare la sua esperienza di navigazione. Ed ora (ottobre 2007) ecco la prima versione del progetto che ha richiesto 4 mesi di lavoro rubacchiati qua e là (comprese le notti insonni). Abbiamo già visto come lo spagnolo abbia intelligentemente "rubato" quel miracolo di usabilità che è l'interfaccia di del.icio.us. Il programmatore cita anche le fonti servite da base per il suo codice: Scuttle e Thickbox script. Arriva persino a citare il creatore del font Fertigo usato per il logo. Insomma è interessante notare come le logiche dell'open source e del social network permettano agli utenti e ai programmatori del web 2.0 di confondersi, di scambiarsi ruoli, informazioni e pezzi di codice. Il risultato di queste interazioni non è mai semplicemente la somma delle esperienze individuali ma sempre e comunque un'intelligenza collettiva che pulsa. Grazie a Maestro Alberto per avermi fatto conoscere questo servizio.
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15 ott 2007
Dal blogging al microblogging aiutati da HelloTxt e Twitku
Twitter, Jaiku, Yappd, Meemi, Beemood, Tumblr... Non è uno scioglilingua ma un elenco parziale di siti di microblogging che stanno cambiando la blogosfera e, di conseguenza, anche il modo di fare informazione. Vediamo come e perchè.
In principio era Twitter, un 'idea semplice ma in qualche modo decisiva: fondere l'instant messaging, il blog personale, i feed Rss e gli sms in un unico flusso di informazioni ad altissima frequenza con una certa propensione a fare rete. Poi venne Jaiku, che ha le stesse caratteristiche di Twitter ma spinge a livelli parossistici le possibilità di interazione tra gli utenti: è possibile condivire appuntamenti, note e contatti nonchè geolocalizzarsi (riconoscimento della cella di trasmissione GSM/GPRS via cellulare). Queste ultime caratteristiche hanno evidentemente fatto gola a Google che ha recentemente comprato Jaiku. Poi è stata la volta di Pownce, Tumblr, Meemi... ecc. ecc. Tutte varianti più o meno complesse.
In definitiva Twitter e Jaiku hanno introdotto dei servizi che (dato l'indiscutibile successo tributato dalla rete) soddisfano certi bisogni (magari ne creano pure di nuovi). Ma qui non interessa tanto l'aspetto più emotivo di queste forme di comunicazione (la chat, l'instant messaging e gli sms via cellulare sono modalità comunicative diffuse già da tempo) quanto piuttosto l'aspetto più razionale e giornalistico di questa piccola rivoluzione. Bloggare è un modo di trasmettere informazioni e notizie, mettere in ordine i pensieri, approfondire e archiviare, in qualche modo tenere traccia. Microbloggare significa fare le stesse cose ma in maniera molto più immediata. La prima conseguenza della brevità dei messaggi è la possibilità di generare e far crescere molto più velocemente delle reti di contatti. Ma non basta: in un social network basato su Twitter e Jaiku diventa decisiva una tecnologia che faccia risparmiare ancora più tempo. Dalle API di Jaiku e Twitter nasce Twitku che permette di consultare e postare messaggi simultaneamente su entrambi i servizi (c'è anche un versione per cellulare della pagina). Da questo primo bisogno di microbloggare simultaneamente per risparmiare tempo nasce un'ulteriore perfezionamento: HelloTxt, una bella marmellata (progetto italiano) di siti web 2.0 riuniti sotto il segno di una semplicissima paginetta in cui centralizzare l'inserimento di testi destinati a Twitter, Jaiku, Yappd, Meemi, Beemood e Tumblr. Al momento Pownce è escluso da qualsiasi servizio di microblogging simultaneo dato che non fornisce le preziose API. A prima vista progetti come questi potrebbero sembrare un invito allo spam o comunque agenti automatici che disumanizzano l'atto comunicativo. Intanto la possibilità di propagare sciocchezze è insita in qualsiasi piega del web 2.0. E poi lo spam in senso stretto è un'aberrazione del web marketing che può colpire la tua innocente e inconsapevole email oppure gli spazi comuni delle social news. Un microblog aperto su Twitter o Tumblr ha un'audience scelta e chi segue i microblog altrui ha la libertà di evitare uno spammatore o un propagatore di boiate semplicemente cassandolo dai propri contatti. Piuttosto questo HelloTxt fa riflettere sul valore dell'attuale tendenza al microblogging. Un bloggare minimalistico significa fare comunicazione brevissima e quindi frettolosa. Però può anche offrire la possibilità di comunicare più velocemente e quindi di essere simultaneamente in luoghi diversi, magari suscitando reazioni e interazioni diverse. Magari nuovi contatti e nuove reti. HelloTxt lavora su un affascinante aspetto delle tecnologie informatiche: l'ubiquità.
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10 ott 2007
Tagmindr ti ricorda il futuro
Metti il tuo username Delicious. Prendi un sito web e taggalo su Delicious con la parola "tagmindr". Decidi una data buona per visualizzare quel bookmark... e il gioco è fatto. Qualcuno si preoccuperà di rimandarti quel link a tempo debito...
Tagmindr ti offre un feed Rss programmabile in base ai tuoi tempi o meglio a quando prevedi di avere tempo per esplorare un determinato sito.
In pratica ogni volta che ad un particolare bookmark assegni il tag "tagmindr" puoi decidere il giorno preciso in cui visualizzare il bookmark in un apposito feed Rss offerto da Tagmindr. Hai così la possibilità di palleggiare a piacere e all'infinito la visione del sito e rimandarne l'analisi. Capita infatti, che durante le nostre esplorazioni troviamo un sito molto ma molto interessante ma non abbiamo il tempo o la voglia di visitarlo come meriterebbe. TagMindr promette di dare la possibilità di programmare questo reinvio non solo attraverso il feed Rss ma anche via mail e via SMS. Vedremo. Intanto avrai intuito che questo servizio può esserti utile solo se sei un web-surfer professionista o un drogato di internet da 20 ore di navigazione al giorno.
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6 ott 2007
I tuoi feed RSS preferiti direttamente nella tua email
Ti piacerebbe ricevere nella tua casella di posta elettronica gli ultimi contenuti dai tuoi feed Rss preferiti? Con l'avvento di Rss e degli appositi aggregatori per la lettura, la cara vecchia newsletter sembrava una cosa da neanderthal. Eppure per alcuni (specie chi deve necessariamente controllare l'email più volte al giorno) la posta elettronica può risultare più comoda ed immediata da leggere rispetto ad un aggregatore di feed Rss. Non importa quanto quest'ultimo sia evoluto e quante cose possa fare. Tutto dipende da come preferiamo fruire le notizie. Ciò che conta, per chi vuole il meglio da internet non è seguire le mode ma... avere la vita facile. E allora ben venga la gloriosa newsletter e quegli esperimenti che guardano al futuro senza dimenticare il passato.
Ecco FeedBlitz, semplicemente: un aggregatore di feed via email. Il suo obiettivo è quello di offrire a chi vuole distribuire un feed un completo pannello di controllo degli iscritti al servizio. Da notare: nessun limite al numero degli iscritti ad un determinato feed RSS-email e nessun limite per le mail inviate; possibilità di troncare i post con link all'articolo completo; integrazione con FeedBurner. Le caratteristiche più importanti sono gratis ma la customizzazione delle email in formato HTML è un servizio a pagamento. I formati supportati sono Atom 0.3, Atom 1.0, RSS 0.9x, RSS 1.0, RSS 2.0 e per usufruire del servizio occorre una registrazione.
Poi c'è RssFwd ovvero la stessa cosa di cui sopra ma offerta in maniera semplicissima: prima inserisci l'indirizzo del feed Rss, poi la mail dove vuoi ricevere gli aggiornamenti. R-mail offre la stessa semplicità e in più due interessanti possibilità: un "invitation form" (prego evitare di spammare persone innocenti) ed un generatore di codice per inserire nel proprio sito il semplicissimo form di sottoscrizione al servizio RSS via email.
xFruits propone un bouquet molto ricco di tools per gestire, manipolare e trasmettere feed Rss. C'è il servizio "Rss to mail" che produce un alert via mail ad ogni nuovo aggiornamento. Ancora più interessante è il servizio "Mail to Rss" per chi vuole (o ha bisogno di) provare l'ebbrezza del senso inverso: xFruits genera un feed Rss (da tenere privato presumibilmente) dalle mail non lette di una certa casella. Se è vero quanto detto sopra a proposito della centralità della posta elettronica è pur vero che per alcuni è diventato uno strumento centrale proprio l'aggregatore di feed Rss.
Chiudiamo la carrellata con Newspipe che è un aggregatore da installare sul desktop per gestire l'invio di messaggi dai feed RSS direttamente ad una o più caselle di posta elettronica. La lista dei feed da monitorare può essere gestita anche attraverso un comodo file OPML contenente tutte le sottoscrizioni raccolte nel corso del tempo con i vostri reader RSS preferiti. Le email possono essere inviate in formato testuale o con contenuti HTML, una per item o raggruppate in un singolo invio. I formati supportati sono Atom 0.3, RSS 0.9x, RSS 1.0, RSS 2.0. Newspipe è una creatura di Ricardo M. Reyes che ha perfezionato un convertitore RSS-POP3 chiamato ovviamente "rss2pop3". Il programmatore ha superato il POP3 perchè non abbastanza flessibile ed ha sviluppato il suo lavoro per funzionare via SMTP. Manco a dirlo, questo programma è inesorabilmente freeware.
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3 ott 2007
Tre siti web utili per imparare l'inglese
I servizi Mango e LiveMocha offrono un approccio web 2.0 all'e-learning delle lingue. Come dice Maestro Alberto nella sua recensione, con LiveMocha si entra in una community dove si possono studiare molte lingue come l’Inglese, il Tedesco, lo Spagnolo, il Francese, l’Hindi, il Cinese, l’Arabo, il Portoghese, il Russo. Si sceglie la la lingua madre e quella da apprendere... e via: esercizi, letture, video, registrazioni da ascoltare, ecc. A disposizione anche un taccuino dove registrare i progressi. Interessante la possibilità di aggiungere altri utenti alla rete sociale: compagni di corso che potrebbero stimolarci a fare meglio. C'è anche una chat room e un tutor online. Insomma Live Mocha è un modo di apprendere le lingue che privilegia l’aspetto sociale in puro stile web 2.0.
Sebbene al momento non ci sia niente per gli italiani che vogliono imparare altre lingue, merita uno sguardo anche TryMango.com con il suo sistema di insegnamento molto veloce e immediato basato su Flash con una bella libreria di lezioni animate accompagnate da clip audio indispensabili per capire la pronuncia.
Ma se proprio non ne volete sapere di web 2.0 e cercate qualcosa di efficace per imparare l'inglese ma senza perdere tempo con le lusinghe del social network o per le malizie delle animazioni Flash, c'è English Page il cui pezzo forte sono gli esercizi interattivi con campi form da riempire. C'è un'ombra di una certa interattività proto-web 2.0. Val la pena provare se non altro perchè i contenuti sono decisamente ben organizzati.
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13 set 2007
I social network non esistono
Raccogliamo e rilanciamo uno spunto un pò provocatorio e paradossale di Cameron Adams. Se intendi i social network come siti web o web application che esaudiscono certe tue esigenze di socialità oppure ti aiutano a svolgere un compito mettendoti in contatto con altri che fanno la stessa cosa... allora stai parlando di una web utility, di un buon sito web 2.0 o al massimo ad una comunità virtuale. Stai pensando ad uno strumento che ti permette di fare direttamente sul web ciò che fai con il tuo sistema operativo o con i tuoi software e, auspicabilmente, di farlo in maniera più efficiente e divertente interagendo con altre persone. Ma se pensi ai social network come a delle vere reti sociali allora c'è solo UN social network: il tuo social network. Flickr è parte del tuo social network. Twitter è parte del tuo social network. Così come Facebook, Last.fm, Del.icio.us e tutti gli altri siti sociali. Entri in collegamento con tanti individui diversi, alcuni di questi sono in contatto tra loro, altri no. Il tuo social network è molto complesso, è stratificato e comprende tanti livelli quanti sono i tuoi account, le tue identità e le tue web utility preferite. E' dinamico: può prendere diverse direzioni stratificandosi ulteriormente oppure tagliando rami secchi spostandosi verso determinati interessi. Ma ciò che rende veramente vivo il tuo social network, l'anima del tuo social network non è tanto la qualità o la quantità dei servizi web 2.0: sei tu l'anima del tuo social network, solo tu metti in collegamento tra loro i diversi livelli e, in certi casi, i tuoi vicini conosciuti entro ciascun livello. La vera anima del tuo social network è il tuo livello di soddisfazione nel mettere in collegamento tra loro persone e interessi. Un sito web non è un social network: ti permette di fare delle cose ma non tutto. Se un sito si propone come web 2.0 application dovrebbe prendere in seria considerazione questa esigenza di socialità ed impegnarsi a coadiuvare (o perlomeno non ostacolare) la tua voglia di mettere in collegamento tra loro i diversi livelli della tua rete. Un buon sito web 2.0 è quello che fertilizza il tuo social network: stimola il proliferare dei links, concupisce il multitasking, accarezza il piacere di passare facilmente ma non bruscamente da un account all'altro, da un servizio all'altro portandosi dietro anche tutte le altre identità e gli altri livelli.
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9 ago 2007
Rome Reborn 1.0: semi di architettura 2.0
E' stato completato da poco il progetto Rome Reborn 1.0, la prima vera ricostruzione virtuale di Roma come appariva intorno al 320 d.C. (probabilmente l'apice della gloria cittadina come capitale dell'Impero Romano). Frutto di una ricerca compiuta dalle università americane UCLA e University of Virginia in collaborazione con il Politecnico di Milano. La simulazione è il risultato di un lavoro di ricerca umanistica, architettonica e ingegneristica sfociato poi in scannerizzazioni e ricostruzioni 3D. Ci sono voluti 11 anni e il lavoro di molte persone per ricostruire con la massima precisione 31 monumenti e 7 mila edifici dell’epoca. I dati di partenza erano tutte le antiche mappe disponibili (un blog di architettura segnala tra le fonti anche un famoso plastico custidito dal Museo della Civiltà Romana dell'EUR a Roma).
Il centro studi ETC della UCLA entra nei dettagli tecnici del progetto e offre un piccolo assaggio video (visualizzabile anche qui sotto, alla fine del post). Per il momento si sta ancora studiando una modalità di accesso pubblico via web al modello di Roma Reborn. L'orientamento è quello di fornire un geobrowsers tipo Google Earth. Chissà che un giorno non ci sia la possibilità di fornire agli amanti del genere Second Life un'alternativa utile per imparare qualcosa mentre si passeggia tra cose che non esistono. Nel frattempo un'esperienza interessante basata su questa ricostruzione si annuncia per il 2008: sarà possibile visitare Roma come'era ai tempi dell'imperatore Costantino grazie ad un paio di occhiali 3D e il pagamento di un biglietto (al cinema-teatro Colosseo, in via Capo d'Africa a Roma, la Virtuality Srl realizzerà il progetto). Si potrà fare un viaggio virtuale di mezz’ora in quella Roma e vedere tutto quello che, ai tempi, vedevano i romani compreso luoghi e personaggi storici.
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